Thursday, 4 December 2008

L'ottimismo è il profumo della vita!

"Comprate BoT e CcT italiani, sono i migliori". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, intervistato a Porta a Porta. Per il ministro l'acquisto di titoli pubblici italiani "è la cosa più sicura e più solida" in questo momento.

Ilsole24ore.com

I prezzi dei CDS sui Titoli di Stato continuano a salire

"Credit default swaps, which insure against bond defaults, rose to all-time highs on the US, UK, France, Spain, Italy and Germany yesterday. (...)

Italy is considered the biggest concern among other rich nations. Its CDS price is the highest among the Group of Seven nations, standing at 161 basis points, or €161,000 ($204,000) to insure €10m of debt over five years.

Investors are concerned that Italy's debt to gross domestic product ratio has jumped to 103 per cent - the highest in the eurozone. Many analysts forecast it will rise further by the end of next year".

FT.com

Wednesday, 3 December 2008

Titoli di Stato: anche il Governo inizia a lanciare segnali di allarme


Tremonti preoccupato per il mercato finanziario e per i titoli di Stato. E il ministro Sacconi alza il livello dell'allarme parlando di un rischio bancarotta per il Paese, certo "non probabile, ma non impossibile".

Non è tanto il patto di stabilità, dunque, a preoccupare il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ma il mercato finanziario. La politica economica italiana deve essere dettata dalla ''prudenza'' perché ''il nostro Paese ha il terzo debito pubblico del mondo e questo debito sarà in competizione con le emissioni crescenti fatti da altri Paesi a sostegno delle ricapitalizzazioni bancarie''.

Per mantenere la credibilità sul mercato finanziario, avverte dunque il ministro dell'Economia, "l'impegno, non dico del governo, ma della Repubblica italiana è di non aumentare il debito".

Considerazioni preoccupanti, che si traducono in allarme con le affermazioni del ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Nello spiegare che non esistono dissidi con il suo collega all'Economia, Sacconi aggiunge di essere anche lui "preoccupato per il rischio di default del Paese. E c'è - ha proseguito - qualcosa di peggiore della recessione che è la bancarotta dello Stato, una ipotesi improbabile ma comunque possibile".

Sacconi, nel corso del suo intervento, ha inoltre sottolineato come "non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un'asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensione e stipendi e faremmo come l'Argentina".

Al bando le partecipazioni occulte

Nella dura battaglia che Porsche conduce da tempo per la conquista di Volkswagen si è di nuovo visto l’occultamento di partecipazione rilevanti tramite l’uso di derivati su azioni.

In questo caso, più che in altre occasioni, l’utilizzo di tali strumenti ha sollevato roventi polemiche. Ciò per la semplice ragione che si è verificata una distorsione del prezzo delle azioni di VW davvero sorprendente: in soli due giorni il prezzo è cresciuto di oltre il 300%.

La causa scatenante di tale improvviso rialzo è stata la drammatica riduzione del flottante di VW, che ha spinto coloro che avevano chiesto in prestito azioni VW, sperando in un loro ribasso (la settimana precedente avevano perso il 50%), a riacquistarle a un prezzo di gran lunga superiore a quello per cui le avevano vendute in precedenza, riportando in tal modo, in due giorni, perdite stimate tra i 3 e i 20 miliardi di Euro. Si è così ripresentato sul mercato azionario, dopo decenni (l’ultimo era avvenuto nel 1923), un market corner ([1]).

Per determinare tale effetto distorsivo è bastato che Porsche comunicasse al pubblico di aver in portafoglio derivati su azioni (cash settled options) per circa il 31% di azioni Volkswagen. L’incertezza che regna sovrana rispetto a tali derivati su azioni ha fatto il resto e il primo giorno di mercato aperto successivo all’annuncio si è verificato il market corner.

I market corner per la cronaca hanno avuto il loro momento di gloria tra la fine del XIX secolo e gli anni venti del secolo scorso, per poi scomparire dal mercato azionario ([2]). Una delle innovazioni regolamentari che ha portato alla loro estinzione è stata la riduzione dell’opacità del flottante. All’epoca del fiorire dei market corner, non vi era pressoché alcuna informazione sulle partecipazioni rilevanti, era così facile cadere in errore circa la misura del flottante e credere che questo fosse maggiore rispetto alla realtà.

Da allora la situazione regolamentare è profondamente mutata. Nel tempo sono stati introdotti stringenti obblighi di trasparenza circa le partecipazioni rilevanti e il flottante.

Nonostante ciò, permangono degli angoli da illuminare e tra questi vi sono alcuni derivati azionari, che offrono la possibilità di occultare rilevanti posizioni potenziali. Tali strumenti sono stati utilizzati di recente, oltreché da Porsche, anche in altre discusse operazioni. Ricordiamo, nell’ordine, in Nuova Zelanda la vicenda Perry-Rubicon che ha dato luogo a un fenomeno di empty voting (2003) in Italia il caso Ifil/Exor in cui l’obbiettivo era mantenere il controllo di FIAT (2005), in Germania il takeover di Schaeffler su Continental (2008) e l’attacco a Deutsche Börse da parte di alcuni hedge funds (2005) e negli Stati Uniti la proxy fight tra CSX e sempre alcuni hedge funds (2008) ([3]).

A seguito della vicenda Porsche – Volkswagen è però oramai chiaro che non più essere ulteriormente rimandato un intervento regolamentare al fine di ridurre le asimmetrie informative, di assicurare la regolare formazione dei prezzi, di agevolare il mercato del controllo societario e in conseguenza di rafforzare la fiducia nei mercati (nonché, come dimostrato nel market corner di VW, di evitare gravi distorsioni del mercato).

La materia è attualmente oggetto di riforma in Italia nell’ambito del recepimento della Direttiva Transparency, la quale, tuttavia, fa obbligo di comunicazione unicamente rispetto ai derivati con consegna fisica dei titoli (cd. physical settlement), così come prevedono le disposizioni attualmente in vigore nel nostro Paese.

La Consob, nel documento di consultazione pubblicato di recente, mette correttamente in luce le problematiche relative a tali strumenti, ma pare riservarsi di intervenire in un secondo momento con una consultazione ad hoc.

È invece auspicabile che l’Autorità di controllo intervenga senza ulteriori esitazioni dettando un quadro regolamentare che guardi alla sostanza più che alla forma, così come sta facendo in questi giorni la FSA nel Regno Unito, che ha deciso di estendere gli obblighi di disclosure ai derivati che prevedono un reale e diretto interesse nelle azioni sottostanti (“similar economic effect to a qualifying financial instrument”), ove per reale e diretto interesse si intende l’esercizio del diritto di voto, l’acquisto delle azioni sottostanti o entrambi.

Nella speranza che tali interventi su base domestica possano anche spronare il legislatore comunitario a intervenire senza indugio per ridurre quanto più possibile la possibilità di occultare partecipazioni rilevanti, che, come abbiamo visto, possono avere anche gravi effetti distorsivi sui mercati finanziari.


([1]) ALLEN, LITOV e JIANPING, Large Investors, Price Manipulation, and Limits to Arbitrage: An Anatomy of of Marker Corners, http://ssrn.com/abstract=604302

([2]) Alcuni market corner recenti riguardano bond governativi (Citigroup/ Eurozone bonds nel 2004; Salomon Brothers/two-year U.S. Treasury notes nel 1991) e commodities (rame nel 1996; argento nel 1980).

([3]) In quest’ultimo caso, la vicenda è approdata innanzi alla District Court for the Southern District of New York, la quale ha ritenuto gli hedge funds inadempimenti rispetto agli obblighi di comunicazione delle partecipazioni rilevanti.

La fusione tra BofA e Merril Lynch

Il 5 dicembre è previsto il voto sulla fusione tra Bank Of America e Merrill Lynch.

Bank of America and Merrill Lynch merger proxy

La seconda tranche del TARP


Secondo il Wall Street Journal Paulson è in procinto di bussare alle porte del Congresso per richiedere lo sblocco della seconda tranche del TARP, ma intanto il Government Accountability Office critica il Tesoro circa la attuale gestione del TARP.

Un altro trimestre in rosso per Goldman Sachs e Morgan Stanley

Nightmare on Wall Street continues

City si vende gli aerei

Per chi fosse interessato a un Dassault Falcon 900 full optional.


Gli analisti ammettono (forse per la prima volta) di non essere in grado di prevedere i risultati delle imprese

«Analysts at Goldman Sachs JB Were have written a remarkably honest confession to their clients about why analysts keep getting profit forecasts wrong in a downturn like this. (...)

Here is a summary of the four reasons they cite:

– They haven’t seen anything like this before – that is, “the paucity of financial crises … in recent history” means they tend to “underestimate the effects of systematic or top-down developments”.

The companies haven’t seen anything like this before. A survey of analysts reveals that 25 per cent of companies that used to provide profit guidance no longer do (and guidance is all-important – see the next point, below). CEOs, they say, are chosen for their “left brain skills: optimism, ambition, hard work, focus and decisiveness. Patience and an appreciation of history are not considered virtues for these individuals".

Analysts “seek to curry favour with management in order to preserve their information networks". Everyone knew this already, but it’s the first time I’ve seen it admitted.

Analysts need to manage their “reputational risks”, so they “engage in herding behaviour”. That is, the costs of getting a big call wrong far outweigh the benefits of getting a big one right.»

Business Spectator