Thursday, 30 October 2008

Prosegue il divieto di vendite allo scoperto


La Consob ha prorogato il divieto di short selling sino al 31 dicembre al fine di assicurare la trasparenza, l'ordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori. 

Questa la reazione di sconcerto di  Barry Ritholtz su The Big Picture quando il divieto venne introdotto negli Stati Uniti a metà settembre:

"Here is tonite's theater of the absurd SEC headline:

SEC intends to temporarily ban short selling, but it's not clear if the commission has approved the move. Cox is briefing congressional leaders. Separately, the government is seeking congressional authority to buy distressed assets.

This is nothing short of a total panic by people who have no clue what they are doing. And to think, I mocked Russia for being a nation run by market commies.

This is the ultimate bailout attempt, which will have repercussions far far beyond our imaginations:

1) We suffer a loss of Market Integrity; The US is now a Banana Republic

2) Blatant market manipulation: this is nothing more than an attempt to force markets higher;

3) 60 days prior to a presidential election? This is a none-too-subtle attempt to influence the elections -- especially coming on top of the Fannie/Freddie bailout;

4) The coming pop will create a huge air pocket, ultimately leading to us crashing much lower;

5) Expect a huge increase in volatility -- upwards first, then down;

We Are A Nation of Morons, led by complete Idiots, making us complicit in our own self destruction.
"

Wednesday, 29 October 2008

Chi ha vinto e chi ha perso nello squeeze di Porsche/VW


Vincitori.

Porsche dovrebbe poter guadagnare circa 6 miliardi di Euro dalla sola vendita del 5% delle opzioni VW volta a creare liquidità sul mercato. Alcuni fondi hedge sostengono, peraltro, che Porsche dovrebbe mettere in vendita un numero di azioni maggiore per fronte alle tasse legate alla plusvalenza.

Vinti.

I fondi hedge, secondo Andrew Baker, deputy chief executive dell'Alternative Investment Management Association, dovrebbero aver perso meno di un decimo dei 20 miliardi inizialmente previsti.  

Tra i fondi colpiti vi sono SAC Capital e Greenlight Capital -  forse i fondi più cari al mondo con una management fee del 5% e una performance fee del 50% -  Marshall Wace, York Capital, Glenview Capital, Odey Asset Management, Och Ziff, Perry Capital, Tiger Asia, e Highside Capital.

I manager dei fondi hedge a loro volta sostengono che le perdite hanno colpito principalmente i proprietary trading desks delle investment banks.

Deutsche Bank, Commerzbank e Société Générale hanno subito dei ribassi, in quanto viene ritenuto che siano esposte rispetto allo short squeeze. Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno negato ogni coinvolgimento. 

Lo stesso Baker ha annunciato che l'AIMA sta valutando se ricorrere all'Unione Europea affinché provveda a eliminare la falla del sistema legislativo tedesco che ha permesso a Porsche di accumulare in gran segreto una posizione pari al 75% del capitale sociale di VW.   

Hedge funds fear bankruptcy after Porsche squeeze [Times]

(Nella foto David Einhorn, gestore del fondo Greenlight, che dopo guadagnato 1,7 miliardi di dollari per aver scommesso sul default di Lehman Brothers, pare essere particolarmente esposto nella vicenda Porsche/VW)

La Fruit Machine di Porsche - 2

Mentre sto scrivendo le azioni di VW sono in ribasso del 34% rispetto alla chiusura di ieri. 

Porsche stamattina ha comunicato la propria intenzione di mettere a disposizione del mercato il 5% delle azioni in suo possesso al fine di aumentare la liquidità del titolo VW e favorire il settlement delle posizioni aperte.

Robert Peston stamani sul suo blog si domanda: "Does Porsche's decision to offer respite to the hedgies amount to an admission that it had somehow behaved improperly in the way it released information about its intentions towards VW?"

Intanto la BaFin, accusata da più parti di leggerezza, in quanto non è intervenuta per assicurare il regolare svolgimento delle negoziazioni sospendendo le azioni di VW, ha annunciato di aver avviato lo scrutinio della vicenda per verificare se non vi siano stati episodi di insider trading o di manipolazione del mercato.

È anche scattata la ricerca dei fondi hedge che sono rimasti colpiti dallo short selling squeeze. Le prime stime parlanto di perdite per una ventina di miliardi di Euro nelle sole gionate di lunedì e martedì.   

Tuesday, 28 October 2008

La Fruit Machine di Porsche


Paul Murphy negli ultimi giorni ha pubblicato su alphaville.ft i report di Max Warburton della Sanford Bernstein ossia l'analista che ha spinto Porsche a comunicare al mercato il 26 ottobre di essere in possesso di una partecipazione pari al 74,1% del capitale di Volkswagen di cui il 42,6% in azioni ordinarie e il 31,5% in “cash settled options” (che prevedono alternativamente il pagamento di un corrispettivo in danaro o la consegna fisica dei titoli al momento del settlement).

Porsche ha spiegato che la comunicazione della partecipazione era dovuta alle drammatiche distorsioni dei mercati finanziari e alla necessità di permettere a chi stava operando short di procedere al settlement delle operazioni in essere senza fretta e con rischi ridotti.

A seguito della comunicazione di Porsche oggi le azioni VW hanno chiuso a 919,5 euro con un rialzo del 332% rispetto ai 210,5 euro con cui ha aperto VW il 27 ottobre, giorno successivo a quello in cui Porsche ha svelato la propria posizione.

Il risultato è una grave distorsione del mercato con i titoli di VW che hanno raggiunto una quotazione esorbitante rispetto ai valori fondamenti della casa automiblistica tedesca.

Chi è rimasto stritolato sono gli hedge funds che stavano operando short nella convinzione che le azioni di VW fossero sopravvalutate e che dovessero proseguire i sensibili ribassi, che hanno portato le azioni dai 400 euro del 17 ottobre ai 210 alla chiusurà di venerdì 24 ottobre.

Il problema è sorto quando è apparso chiaro che il flottante di VW si era ridotto a circa il 6% tenuto conto della partecipazione del Land della Bassa Sassonia pari al 20%.

Burton, che già alcuni giorni addietro aveva messo in allarme il mercato, nota nell'ultimo report che il volume di scambi sul titolo VW era chiaramente dovuto ad attività di short selling e che le poche controparti che potevano (e possono, se lo volessero) prestare azioni VW vi erano la stessa Porsche e gli istituti di credito che l'hanno assistita nella scalata a VW. Quindi, Porsche non poteva non sapere cosa stesse avvenendo sul mercato e sembrerebbe che abbia, altresì, agevolato la speculazione al ribasso, considerata la sua posizione di controparte nel prestito titoli.

Il fatto che il mercato fosse all'oscuro della partecipazione di Porsche ha spinto molti hedge funds a prendere posizione short sul titolo, senza temere di non essere in grado di poter restuire le azioni in quanto il flottante (percepito) era comunque sufficiente a soddisfare le necessità del caso.

Ora, la comunicazione di Porsche ha avuto un effetto devastante, tutti gli hedge funds sono corsi disperatamente a coprirsi e il prezzo è inevitabilmente schizzato alle stelle.

Burton si chiede "From whom will the hedge funds repurchase stock if Porsche and its counterparties own all but 5.9% of the freefloat? Do other funds (temporarily) hold VW shares that are ultimately already owned by Porsche? Did Porsche buy the shares from the short sellers for a second time? At what price will these other funds — or Porsche and its counterparties — sell VW shares back to the hedge funds? At a “nice” price to defuse the situation? Or at €300? €400? €500? Infinity?"

Monday, 27 October 2008

Il tempo delle cassandre


Sul New York Times di oggi è pubblicato un dilettevole articolo sui  diversi profeti di sventura (Roubini, Lamont, Shiff) e di buona ventura (Hassert e Glassman o Garzelli)  che si sono succedduti sul proscenio negli ultimi anni. 

Ora vi è naturale affollamento di previsioni apocalittiche circa il punto di caduta ultimo del dow jones: 7000, 700 o 7 punti.

Nei periodi bui vi è, ovviamente, la tendenza a profetizzare un futuro ancora più nero, forse al solo fine di farsi un po' di pubblicità, che, peraltro, è quasi sempre assicurata vista la fame dei media per le notizie senzionalistiche.

La realtà però è che tali previsioni sono sempre inattendibili. Nessun economista  o analista è mai riuscito a profetizzare l'andamento dei mercati per più anni consecutivi. 

Occorre, quindi, sempre diffidare di coloro che prevedono discese  o impennate senza freni del mercato e prendere con estrema dovuta cautele le varie profezie, che non sono altro che mere speculazioni senza fondamento.   


Citadel sotto pressione


Citadel, uno dei maggiori fondi hedge statunitensi, con un patrimonio in gestione di 18 miliardi di dollari, è assediato dai rumors, che hanno obbligato lo schivo Kenneth Griffin (presidente e CEO) a uscire allo scoperto per rassicurare il mercato circa la solvibilità del fondo.

Sulle sorti di Citadel vi è grande preoccupazione per la ragione che l'attuale situazione di uno dei maggiori fondi hedge è vista come un termometro dell'intero settore. In altri termini, se dovesse fallire Citadel verrebbe immediatamente messa in discussione la solidità dell'intero comparto degli hedge funds, a cui potrebbe conseguire una fuga di massa degli investitori con tutte le conseguenze del caso.

Griffith ha affermato, nel corso di una conference call tenutasi la scorsa settimana, che i fondi Citadel sono sani, anche in quanto un terzo dei loro assets è investito in danaro e buoni del tesoro e i riscatti nell'ultimo periodo sono stati limitati.

Allo stesso tempo però la Federal Reserve ha inziato una indagine presso le controparti di Citadel al fine di verificare le relative esposizioni verso il gestore.

Sunday, 26 October 2008

I numeri di Volvo


Il 24 ottobre Volvo ha diffuso i dati relativi al proprio portafoglio ordini per il trimestre chiuso al 30 settembre 2008. 

Nel settore i veicoli commerciali la domanda in Europa è in calo vertiginoso. Volvo ha, infatti, ricevuto nel trimestre solo 115 ordini  rispetto ai 41.970 del 2007. 

Le azioni hanno perso il 14% nella seduta di venerdì.

Quale futuro ci aspetta?


Gregory Mankiw, professore di economia a Harvard ed ex-consigliere del Presidente Bush traccia sul New York Times un interessante parallelo tra l'attuale crisi e quella del 1929.

Dopo aver messo in rilievo le diverse similitudini tra quel che successe allora e quel che sta avvenendo oggi, Mankiw nota che nemmeno con gli strumenti odierni si sarebbe potuta preventivare la crisi del '29 e conclude che se una grave crisi dell'economia è alle porte sarà difficile che gli economisti, nonostante siano passati 80 anni, possano dare l'allarme per tempo.


Ma Greenspan è davvero a favore del libero mercato?


Dopo l'audizione di Alan Greenspan si è aperto un dibattito sulle concessioni che l'ex-governatore ha fatto rispetto ai propri errori nel lungo periodo in cui è stato a capo della Federal Reserve.

Greenspan viene generalmente considerato un liberista convinto assertore della teoria del laissez-faire e la principale accusa riguarda proprio la mano leggera avuta col sistema finanziario rispetto, per fare un esempio,  al mercato dei derivati o alla vigilanza sulle investment firms. 

Yaron Brook fa però notare che la FED, sotto la guida di Greenspan, ha coltivato più che una politica monetaria liberista una politica volta a inflazionare la moneta e a manipolare i tassi di interesse. Coloro che sostengono il libero mercato sanno bene, prosegue Brook, che se la banca centrale agevola in maniera eccessiva il credito si ha un aumento dei prezzi e di conseguenza si creano delle bolle che poi inevitabilmente esplodono.

"Whatever Greenspan's economic philosophy is, it is not anything resembling a free market."